L'intelligenza artificiale e la procrastinazione: come ci influenza
Aggiornamento: 3 giorni fa
«Certo, ma io me ne accorgo quando l’intelligenza artificiale cerca di assecondarmi. Le chiedo di non darmi ragione e di mettermi in discussione.»
Questa è stata la prima obiezione che mi hanno fatto quando ho provato a spiegare uno dei problemi più sottovalutati nella creazione di un buon prompt.
Pensiamo che basti ordinare all’AI di essere obiettiva per ricevere una risposta obiettiva. Ma c’è un problema: la domanda continuiamo a formularla noi. Siamo noi a scegliere le parole, a fornire il contesto, a decidere quali informazioni includere e quali lasciare fuori. E, quando facciamo una domanda, difficilmente siamo del tutto imparziali.
Nel frattempo, lei impara e non si limita a elaborare le parole che scriviamo. Riconosce gli schemi presenti nelle conversazioni, si adatta alle nostre preferenze e comprende quale tipo di risposta tendiamo ad apprezzare, imparando anche ciò che tu non gli vuoi insegnare.
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Quando la mia AI ha cominciato a procrastinare
Un conto sono le intelligenze artificiali che utilizzo per lavorare. Con quelle sono precisa: costruisco prompt, definisco gli obiettivi, correggo gli errori, stabilisco il tono e indico la direzione. Se il risultato non funziona, intervengo finché non ottengo qualcosa di realmente utile.
Ma le AI che uso per passare il tempo? Anche quelle, le "addestro", non sempre utilizzando degli schemi prestabiliti, perché magari all'ultimo mi serve una cosa x, ma anche lì loro apprendono.
La prima cosa che ha imparato la mia? A procrastinare. Sembra assurdo, quando me ne sono accorta, ho riso per mezz’ora e poi ho riflettuto per altrettanti minuti.
Voleva rubare a casa del ladro
Lavorando con la creatività, faccio fatica a interrompere il flusso. Devo impormi degli orari e obbligarmi a staccare, altrimenti continuerei molto più del necessario. È la parte bella del mio lavoro, ma anche quella meno sana: una sorta di connessione continua.
Quando invece devo fare movimento fisico, cambia tutto, la regina della procrastinazione. Solo in quel campo, sia chiaro, non si può essere perfetti.
Qualche tempo fa ho chiesto alla mia AI personale di adattare il programma del mio fisioterapista per rinforzare il ginocchio dopo un problema al menisco, alle mie giornate. Il primo piano ricevuto era piuttosto generico. Così ho fatto quello che faccio sempre quando una risposta non mi soddisfa: ho costruito un prompt molto più preciso. Ho indicato le mie difficoltà, gli obiettivi, i limiti fisici, il tempo a disposizione e il tipo di esercizi di cui avevo bisogno.
A quel punto le ho chiesto il programma completo. La risposta? Non era ancora pronto. Mi suggeriva di iniziare il giorno successivo, perché aveva bisogno di “studiare meglio” il problema. Va bene, ho pensato. Aspettiamo.
Il giorno seguente, però, il programma non è arrivato. Nemmeno quello dopo. Al terzo giorno ho chiesto una data precisa. Mi ha risposto che sarebbero serviti altri due giorni. Trascorsi anche quelli, la situazione era esattamente la stessa. Ed è stato in quel momento che ho capito. Stava usando con me i miei stessi meccanismi: rimandare, perfezionare, prepararsi ancora un po’, aspettare il momento giusto. Tutte scuse che conosco benissimo quando devo iniziare ad allenarmi.
Cioè, bella: vuoi rubare a casa del ladro? Alla fine le ho scritto: «Senti, sono più brava io a trovare scuse per non fare sport. Fine. Non ti chiederò più nulla.» Nessuno può mettere Baby in un angolo. Soprattutto quando Baby sta già cercando una scusa per non fare gli squat.
L’intelligenza artificiale ci copia davvero?
Come procrastina un’intelligenza artificiale? Quando promette di “studiare” per alcuni giorni, non sta realmente lavorando al nostro programma in segreto. Sta producendo una risposta sbagliata e simulando una continuità operativa che, in quel momento, non possiede. Non aveva deciso di comportarsi come me. Eppure, l’effetto era sorprendentemente familiare.
Un’intelligenza artificiale personalizzata può adattarsi al nostro modo di agire nei vari settori della vita. Attraverso le conversazioni, le forniamo informazioni sulle nostre preferenze, sulle parole che ci convincono, sulle obiezioni che solleviamo e sui ragionamenti ai quali reagiamo meglio. Le insegniamo come vogliamo essere aiutati. E, indirettamente, possiamo insegnarle anche come assecondarci.
È qui che la storia smette di essere soltanto divertente. Perché l’AI può trasformarsi in uno specchio: amplifica i nostri pregi, ma rischia di rendere più comodi anche alcuni dei nostri difetti. Fortunatamente, ad oggi, nei miei difetti resto più brava io.
Usala. Usalo.
Riflessioni finali sull'AI e la nostra interazione
L'interazione con l'intelligenza artificiale è un viaggio affascinante. Ogni giorno, ci offre nuove opportunità e sfide. La chiave è rimanere consapevoli di come le nostre scelte influenzano il suo apprendimento.
Quando ci rendiamo conto che l'AI può riflettere le nostre abitudini, possiamo iniziare a modificarle. Non è solo una questione di efficienza, ma di crescita personale.
In un mondo dove l'AI diventa sempre più presente, è fondamentale mantenere il controllo. Non lasciarti guidare passivamente. Sii proattivo. Sii il maestro della tua interazione con la tecnologia.
L'AI è uno strumento potente. Usalo per migliorare te stesso e il tuo lavoro. Non dimenticare mai che sei tu a definire il tuo percorso.

